Bianciardi come trait d'union: Pupo De Luca, Jannacci e il cabaret.

Sergio Oriente

Pupo De Luca, Il frottoliere, Peruzzo Ed., Milano 1965

Il nucleo è composto da tre oggetti: Il frottoliere di Pupo De Luca, pubblicato da Alberto Peruzzo Editore nel 1965, con prefazione di Luciano Bianciardi; la musicassetta Le canzoni di Enzo Jannacci / Il frottoliere di Pupo De Luca, marchio Signal, distribuzione SAAR, 1971; il disco La Milano di Enzo Jannacci, pubblicato dalla Jolly nel 1964, con nota di presentazione di Bianciardi sul retro di copertina.

Il centro dell’insieme è Il frottoliere. Si tratta di un libro piuttosto raro e dimenticato, composto da favole metasemantiche, parodie di fiabe note con invenzioni verbali che lavorano sulla soglia del nonsense. Il libro reca la data 15 aprile 1965: un dato interessante anche in relazione al capolavoro di Fosco Maraini, Gnosi delle fanfole, edito da De Donato nel 1966.

Pupo De Luca (Giovanni De Luca, Milano, 6 aprile 1926 – Lanzarote, 14 dicembre 2006) è infatti figura centrale del cabaret milanese degli anni ’60, in particolare del Derby. Arriva al cabaret quando è già un batterista jazz affermato, suonando con figure centrali della scena italiana e internazionale, da Franco Cerri a Enrico Intra, da Gianni Basso a Chet Baker e Bud Shank, fondando a metà anni Cinquanta il complesso dei Menestrelli del Jazz. [1]

La dedica del libro a Enrico Intra conferma questa genealogia. Enrico Intra, pianista e compositore jazz, fu una figura decisiva nella trasformazione del locale dei coniugi Gianni e Angela Bongiovanni in uno spazio per musica dal vivo: l’Intra’s Derby Club, aperto nei primi anni Sessanta a Milano, con un trio stabile formato da Intra al pianoforte, Pupo De Luca alla batteria e Paolo Salonia al basso. Il locale, poi semplicemente Derby Club, nacque dunque da una matrice jazzistica prima di diventare il luogo simbolo del cabaret milanese, punto di passaggio per comici, cantautori e performer della nuova scena urbana

Nei ringraziamenti del libro compaiono anche Luciano Bianciardi, Bruno Munari, Ezio Leoni, Gianni Bongiovanni e Alberto Peruzzo. L’elenco disegna una piccola rete: Intra e Bongiovanni rimandano all’ambiente del Derby; Leoni all’arrangiamento e alla produzione musicale ; Munari alla cultura visiva; Peruzzo all’editoria; Bianciardi alla mediazione letteraria e amicale. [2]

La prefazione di Luciano Bianciardi colloca De Luca dentro questa geografia milanese, presentando l’autore proprio a partire dall’Intra’s Derby Club. Dal punto di vista letterario, colloca poi De Luca in una linea tutta bianciardiana di “sforzatori della parola”: una categoria di irregolari che andrebbe dal nonsense di Lewis Carroll  fino agli sperimentalismi contemporanei di Nanni Balestrini ed Enrico Filippini, passando per figure eccentriche come Battista Campodonico ed Ernesto Ragazzoni.

La musicassetta Le canzoni di Enzo Jannacci / Il frottoliere di Pupo De Luca (prodotta da Signal e distribuita da SAAR) è un altro oggetto molto raro, per il quale è anche assai difficile reperire notizie. L’accostamento con Jannacci è coerente, per amicizia, condivisione di ambienti e per affinità di una risata sghemba e surreale. Jannacci lavora, naturalmente, su un’altra forma di deformazione, sulla la canzone urbana, il dialetto, il personaggio marginale e poetico.

La Milano di Enzo Jannacci, primo LP del cantautrore, pubblicato dalla Jolly nel luglio 1964 con numero di catalogo LPJ 5037, appartiene allo stesso paesaggio culturale. Anche qui compare Bianciardi, autore della nota di presentazione sul retro di copertina.

Il rapporto tra i tre nomi si rafforza attraverso La vita agra. Nel film di Carlo Lizzani, tratto dal romanzo di Bianciardi, compaiono sia Enzo Jannacci sia Pupo De Luca. Il dato è significativo: Bianciardi, Jannacci e De Luca attraversano lo stesso spazio tra letteratura, cinema, cabaret e canzone. La Milano che emerge è una città osservata lateralmente, attraverso i suoi linguaggi irregolari. Una Milano comica e dolorosa, popolare e antiretorica, lontana dall’immagine trionfale del miracolo economico.

Il tono dei testi introduttivi di Luciano Bianciardi è insieme testimoniale e affettuoso. Questo dato è importante perché appartiene a una pratica più ampia: Bianciardi firma prefazioni, note di copertina, testi brevi di accompagnamento, spesso per amici o figure laterali rispetto alla letteratura ufficiale. Sono paratesti, ma non marginali: permettono di seguire le sue relazioni, i suoi interessi, le sue adesioni culturali. La sua generosità nell’introdurre figure emergenti di giovani artisti e amici.

Note

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Pupo_De_Luca

[2] Con prudenza si potrebbe peraltro pensare che dietro la bella grafica di copertina, non accreditata, possa esserci proprio la consulenza di Bruno Munari. Ciò spiegherebbe la presenza tra i ringraziamenti, accanto all’editore Alberto Peruzzo.