Carmelo Bene, Caligola, Genova 1961

© Agenzia Foto Leoni, Genova 

Quattro fotografie ritrovate (Agenzia Foto Leoni di Genova) documentano la versione genovese del Caligola di Albert Camus, messa in scena da Carmelo Bene al Politeama Genovese nel 1961. Costituiscono un nucleo di particolare interesse, intervenendo su una zona ancora poco illuminata degli esordi beniani.

Il Caligola è, per Bene, un testo d’origine. Nella propria autobiografia egli racconta l’incontro con Albert Camus a Venezia, al Teatro La Fenice, come una scena fondativa: Bene e Alberto Ruggiero espongono all’autore il progetto di rappresentare il dramma, che Camus non concede più a nessuno ormai da anni, deluso dalle rappresentazioni a cui aveva assistito. È attratto da questi due giovani coraggiosi e sfrontati (Carmelo Bene ha ventidue anni), chiede chi interpreterebbe Caligola. Bene risponde indicando sé stesso. L’autorizzazione diventa così, nel racconto autobiografico, una sorta di investitura teatrale. [1]

Il debutto avviene a Roma, al Teatro delle Arti, nell’ottobre 1959: Caligola di Albert Camus, versione italiana di Carmelo Bene e Alberto Ruggiero, regia di Alberto Ruggiero, con Bene nel ruolo del protagonista. Nel gennaio 1960 il testo riappare poi a Firenze, all’Istituto Francese, in forma di recital per una serata in omaggio a Camus, morto pochi giorni prima: una tappa meno nota, ricostruita da Carlo Alberto Petruzzi.[2]

Nel 1961 Bene riprende il Caligola a Genova, al Politeama, questa volta assumendo direttamente la regia. Nella memoria autobiografica parla di una “seconda edizione” sotto la sua “totale responsabilità”, con Antonio Salines nel ruolo di Scipione e Giancarlo Bignardi per i costumi dipinti a mano.[3]

Le immagini recuperate mostrano una scena essenziale: pannelli geometrici, pochi oggetti, costumi drappeggiati. Non c’è ricostruzione archeologica della Roma imperiale. Il supporto visibile in più fotografie, simile a un cavalletto, può essere letto con prudenza come traccia dello specchio (oggetto centrale del dramma), o del suo dispositivo scenico. [4]

Bene stesso, ricordando Genova, parla di una stagione materialmente scarna, allestimenti "poveri e lussuosi insieme". Le fotografie sembrano confermarlo: mezzi ridotti, ma forte intensità visiva.

Il valore del nucleo cresce se si considera che del Caligola genovese erano note pochissime immagini. Le quattro fotografie ampliano dunque un repertorio visivo minimo e incompleto.

Tre delle quattro foto erano già state pubblicate su slowforward per cortesia di Marco Giovenale.

Note

[1] Carmelo Bene, Sono apparso alla Madonna. Vie d’(h)eros(es). Autobiografia, postfazione di Piergiorgio Giacché, Milano, Bompiani, “I grandi tascabili”, 2005, p. 14. L’episodio è ancora ricordato in Carmelo Bene, Giancarlo Dotto, Vita di Carmelo Bene, Bompiani, Milano 1998, p. 58, la seconda autobiografia.

[2] Caligola, di Albert Camus, versione italiana di Carmelo Bene e Alberto Ruggiero, regia di Alberto Ruggiero, scene e costumi di T. Vossbeg, interpreti principali Carmelo Bene, Alberto Salines, Flavia Millanta, Roma, Teatro delle Arti, ottobre 1959. Per il debutto romano e il recital fiorentino, cfr. Carlo Alberto Petruzzi, «Je suis encore vivant!». Note sui Caligola di Carmelo Bene, in Mimesis Journal. Scritture della performance, 12, 1, 2023, pp. 57-72, DOI: 10.4000/mimesis.2631.

[3] Carmelo Bene, Sono apparso alla Madonna, cit., p. 16. Bene ricorda Giancarlo Bignardi per i costumi, già attivo presso la Borsa di Arlecchino di Aldo Trionfio, teatro sperimentale dove Bene porterà poco dopo il Dottor Jekyll.

[4] Petruzzi, riportando Tonino Conte, ricorda che nell’allestimento genovese l’unico oggetto davvero indispensabile era proprio lo specchio, oggetto decisivo nel Caligola, perché accompagna l’autoriconoscimento del personaggio e nel finale viene infranto dal princeps prima del suo assassinio.