«Lo Specchio». Appunti per una genealogia della stampa di destra.

Sergio Oriente

lo specchio hotel ambasciatori roma

Collezione Sergio Oriente - Enrica Piscolla

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Con questo articolo si apre una serie di contributi su Lo Specchio, settimanale italiano di politica e costume, fondato nel 1958 da Giorgio Nelson Page e pubblicato fino al 1975. Si tratta uno degli spazi più caratteristici della stampa conservatrice del dopoguerra. 

Nelle sue pagine si incrociano costume, scandalo, fotografia, dossier e satira politica: un insieme di pratiche e linguaggi riconducibile a una specifica genealogia della cultura della destra italiana: dal settimanale d’attacco alla satira da cabaret, fino alle forme più popolari della televisione. In questo senso, Lo Specchio può essere letto come un laboratorio del giornalismo scandalistico-politico, capace di fissare modelli retorici — l’allusione morale, la costruzione del nemico, l’anticomunismo come chiave interpretativa — destinati a riemergere, con registri diversi, nei decenni successivi. [1]

lo specchio mussolini unione sovietica
lo specchio mussolini unione sovietica

Giorgio Nelson Page è la figura decisiva per comprendere questa fisionomia. Americano naturalizzato italiano, legato al fascismo, attivo negli apparati della comunicazione del regime e poi reinserito nel dopoguerra negli ambienti della comunicazione della Repubblica, Page porta nello Specchio una concezione strategica della notizia. La matrice è conservatrice e postfascista; il linguaggio, tuttavia, è moderno, rapido, visivo. [2]

Attorno allo Specchio si muove anche una zona opaca, collegata agli ambienti dell’anticomunismo militante di estrema destra, della guerra psicologica e delle reti informative dei Servizi. In questa costellazione compaiono Enrico de Boccard e Guido Giannettini. De Boccard, già repubblichino e agente del SID, appartiene all’ambiente dell’Istituto di studi militari Alberto Pollio; Giannettini, studioso di guerra rivoluzionaria, scrive per il giornale, sotto pseudonimo, dossier sugli ambienti della sinistra extraparlamentare, non di rado a scopo di depistaggio. [3]

disordini piazza cavour 1968

Prima della virata sul dossieraggio politico (alla metà degli anni '60), lo Specchio è anche il giornale della mondanità di via Veneto e della “dolce vita”. Rispetto a modelli come Candido e Il Borghese, più legati alla vignetta e al corsivo, Lo Specchio assegna alla fotografia una funzione centrale. Le rubriche più note confermano questa identità. Le “Cronache Bizantine” di Enrico de Boccard e Giacomo Alexis sono quasi la vetrina ufficiale dei paparazzi e delle notti romane. [4]

La rete dei collaboratori illustra una natura composita della testata. Pier Francesco Pingitore vi si forma come giornalista e redattore capo, prima della successiva carriera teatrale e televisiva. Allo Specchio firma servizi celebri, tra cui quello sull’incendio dell’Hotel Ambasciatori e quelli contro don Lorenzo Milani. Accanto a Pingitore compaiono figure di profilo diverso. Anton Giulio Bragaglia collaborò con Lo Specchio come critico teatrale negli ultimi anni della sua vita, tra il 1958 e il 1960, portando nella testata una firma legata alla storia del teatro d’avanguardia italiano. A. G. Solari, pseudonimo di Giose Rimanelli, segnala l’interesse per il campo letterario e culturale. Piero Palumbo e Dino Sanzò appartengono invece a un’area redazionale in cui polemica culturale, attacco personale e battaglia politica tendono spesso a sovrapporsi. Sistematici gli articoli, oscillanti tra la polemica letteraria e la pura denigrazione, su Pier Paolo Pasolini.

lo specchio pasolini omosessualità

D’altro canto, l’omosessualità occupa sul giornale uno spazio ricorrente e rivelatore. Trattata come gravissimo fattore di corruzione sociale, è usata sistematicamente come elemento di discredito morale e politico. Per questo Pasolini - la sua presenza è costante su quasi tutti i numeri del giornale - diventa un bersaglio perfetto: comunista, intellettuale, esposto pubblicamente nella propria diversità sessuale. [5]

Note

[1] “Lo Specchio”, scheda generale sulla testata. URL: https://it.wikipedia.org/wiki/Lo_Specchio_%28periodico%29 .

[2] Antonio Pannullo, “Giorgio Nelson Page, il sudista fascista che fondò Lo Specchio”, Secolo d’Italia, 29 luglio 2017, aggiornato il 30 luglio 2017. URL: https://www.secoloditalia.it/2017/07/giorgio-nelson-page-il-sudista-fascista-che-fondo-lo-specchio/

[3] Mirco Dondi, L’eco del boato. Storia della strategia della tensione 1965-1974, Roma-Bari, Laterza, 2015, dove si colloca il settimanale fra le testate utili alla circolazione di determinate letture politiche nell’area della destra radicale e degli apparati; per le inchieste di Adriano Corso, alias Guido Giannettini si veda Paolo Morando, Prima di Piazza Fontana. La prova generale, Bari, Laterza, 2019.

[4] L’apparato fotografico dello Specchio si alimentava dei servizi dei più noti fotografi della “dolce vita”, da Marcello Geppetti a Giacomo Alexis, figure che contribuirono a definire un’intera stagione del costume italiano, trasformando la mondanità romana in un archivio visivo di volti, scandali e apparizioni pubbliche. Su questo: Vittorio Morelli, Fotoreporter. Marcello Geppetti da Via Veneto agli anni di piombo, prefazione di Paolo Conti, Padova, All Around, 2020 e Marcello Mencarini, La dolce vita dei paparazzi, CreateSpace Independent Publishing Platform, 2019.

[5] Andrea Pini, Quando eravamo froci, Milano, Il saggiatore, 2011, in particolare il capitolo: La stampa e l'omosessualità: "Lo specchio", "Il borghese" e "L'Espresso" negli anni Cinquanta e Sessanta.